Friulano (nato a Maniago il 7ottobre 1910),Armando Pizzinato mantiene per tutta la sua lunga vita di uomo e d’artista i caratteri tipici di questa sua origine: austera fermezza di convinzioni e un ruvido privatissimo mondo di emozioni e sentimenti che crediamo non abbia mai espresso a parole,che si intravvede implicito e raramente e tardivamente esplicito nelle sue opere.
I duri anni dell’infanzia e dell’adolescenza sono tuttavia ricchi di acquisizioni umane e culturali: il lavoro per vivere,la scoperta della pittura per esprimersi,il socialismo,Marx,per capire che si può dire no al fascismo trionfante.
A vent’anni riesce a iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Venezia,dove incontra Guidi, Turcato, Viani,più tardi Afro e i suoi fratelli. Dipinge molto e inizia anche a esporre. Nel 1936,con una borsa di studio,va a Roma,dove incontra artisti e intellettuali emergenti nella cultura italiana,realizzando qualche affinità coloristica con i pittori della Scuola romana,pur non aderendo al sostanziale intimismo del loro operare. E’ di questo periodo l’importante incontro con Renato Guttuso già impegnato in una ricerca ideologica ed estetica che sarà alla base della scelta del realismo sociale del dopoguerra.
Dopo un’esperienza di insegnamento,ritorna a Venezia riprendendo i contatti con i pittori dell’Accademia e stringendo amicizia con Emilio Vedo va nei primi anni di guerra aderisce al partito comunista clandestino,entrando a far parte del direttivo provinciale del Partito.
In quegli anni dipinge alcune opere importanti nelle quali rielabora in modo originale esperienze della pittura europea,immettendo in esse un’individuale personalissima sensibilità coloristica spesso violenta ed emotiva: sarà questa la costante di ogni fase del suo lavoro d’artista,come dirà esplicitamente affermando di lavorare con un colore dichiarato e significante.
Con l’aprile del 1945 il lungo lavoro di Armando Pizzinato viene conosciuto dal grande pubblico. E il momento della prima fase dei “Cantieri”,delle barche,dell’attenzione alle suggestioni suggerite dal Canale della Giudecca; è il momento dell’intenso,bellissimo “Un fantasma....”(1947) e di “Primo Maggio” (1948),che l’acutezza di Peggy Guggenheim dona al MOMA di New York (che attualmente non lo espone: Pizzinato fa ancora paura?).
La pittura –come la poesia- è sintesi,non banale riproduzione della realtà,e di questa sintesi,dell’uso degli elementi materiali,delle caratteristiche del paesaggio,del comporsi,scomporsi,scontrarsi dei colori Pizzinato si rivela poeta nell’interpretazione della realtà.
Ma la necessità politica di un rapporto immediato tra operare dell’artista e il nuovo pubblico emerso dalla resistenza e dalla lotta di classe impone al l’intellettuale, all’artista l’uso di un linguaggio meno complesso,atto a una più diretta comprensibilità. E Pizzinato,scontando le lacerazioni morali e personali che tale scelta comporta,si situa come uno dei massimi esponenti del neo-realismo figurativo.
Il lungo decennio del realismo sociale è spesso segnato da opere in cui l’eccessivo illustrativismo oggi disturba,anche se sempre,ad una attenta lettura traspare in esse traccia della originaria abilità compositiva e coloristica.
Ma è un decennio che comporta anche opere di grande importanza quali “I Costruttori”(1962) e soprattutto il grande ciclo di affreschi di Parma del 1953-1956.
Gli anni ‘60 segnano un ciclo di riflessione che,in mezzo a dolorose vicende personali e a prodigiose riprese della creatività,vede aprirsi la sua pittura alla turgida vitalità dei “Giardini di Zaira”,dispiegare una insospettata lirica nelle tenui,algide,nuove visioni veneziane o in quelle dei boschi della Russia,nel turbine del volo dei gabbiani – la lunga serie di tele dei primi anni ’70 – in cui il monocromatismo di molte prove pare attenuare la dominanza del colore costante nella sua pittura ed evocare la tensione al dinamismo delle più significative opere della maturità. Con la testimonianza di questa sua giovane tensione (“Eccitazioni”),con quell’inno alla vita che sono le opere dedicate a “Gli amanti” ,a “Clari e i gabbiani” concludiamo questa breve nota su Armando Pizzinato artista e uomo.
Armando Pizzinato è morto a Venezia nella primavera del 2004

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